Come ti compro gratis: viaggio nel mondo degli acquisti a parametro zero

A cura di Giovanni Ammaturo

11 Ott, 2021

In principio era il calcio dei padroni. I presidenti delle società godevano di un potere vastissimo confrontato con le possibilità che hanno adesso, ingabbiati come sono tra bilanci in rosso, fair play finanziario, commissioni agli agenti e capricci dei calciatori. Ma non è stato sempre così. C’era un tempo in cui i calciatori erano in totale controllo delle società in cui militavano. Tutto cambiò nel 1995 quando il calciatore belga Jean-Marc Bosman del RFC Liegi si rivolse alla Corte per risolvere il suo caso, più che controverso. Bosman aveva un contratto scaduto dal 1990 e passò 5 stagioni fuori rosa perché nessuna società era disposta a pagare un compenso adeguato affinché il Liegi lo liberasse. All’epoca infatti un calciatore senza contratto restava ancora “di proprietà” della squadra che lo aveva tesserato, fino alla sua vendita. La corte riconobbe le ragioni del calciatore belga. A seguito della vicenda e fu approvata una nuova norma, in base alla quale i calciatori dell’Unione europea potevano trasferirsi gratuitamente, alla scadenza del contratto, a un altro club europeo. É l’inizio dei colpi a parametro zero.

Come la sentenza Bosman ha cambiato per sempre il calcio

Da quel momento in poi il mondo del calcio professionistico è cambiato per sempre. Il rapporto di potere tra datore di lavoro e dipendente si è riequilibrato e i calciatori hanno cominciato a prendere in mano le proprie carriere. Quando uno di loro non si vede più in una piazza ma non viene venduto perché la società vi si oppone o perché non vengono trovati accordi, essi aspettano il termine del contratto per poi cambiare lido. Secondo alcuni, addirittura, questo rapporto di potere si sarebbe rovesciato a vantaggio dei calciatori. L’accusa li addita come colpevoli di fare solo i propri interessi e tirare per il collo aziende che vedono sfumare veri e propri patrimoni quando i calciatori decidono di cambiare squadra a parametro zero alle naturali scadenze dei loro accordi.

Jean-Marc Bosman non immaginava quanto avrebbe cambiato le cose

La sentenza ha avuto l’indiscutibile merito di liberare i calciatori dal giogo delle società, ma sembra aver posto alcuni di essi sotto quello dei procuratori e manager. Sempre di più, infatti, i club sono costretti a rivolgersi a chi cura gli interessi dei giocatori e a riempirli di denaro pur di spingerli a convincere i propri assistiti. Ciò ha spostato sempre di più il denaro dalle casse delle società alle tasche di fondi di investimento e intermediari. Non la soluzione alla quale voleva arrivare Bosman.

Gli ultimi mercati a parametro zero

Molto spesso il motivo per cui i calciatori arrivano alla fine dei loro contratti risiede nella volontà di andare in club migliori che promettono grandi stipendi in cambio dei loro non-rinnovi. Questo ha ulteriormente disequilibrato il divario tra grandi società e piccole società, spingendo le prime a riempire di denaro gli agenti pur di risparmiare sugli acquisti. Non sono pochi, e anzi sono sempre di più, i calciatori che si sono spostati per questo motivo, molti dei quali sono vere e proprie star.

Memphis Depay, trasferitosi a zero al Barcellona in estate

É il caso, tra gli altri, di gente come Lewandowski, Alaba, Aguero, Donnarumma, Wijnaldum. Diverse le ragioni dei trasferimenti a zero di stelle come Pirlo, Ballack, Figo e non ultimo (e come si potrebbe) Lionel Messi, trasferitisi da svincolati una volta che le proprie squadre li avevano scaricati o non potevano più permtterseli.

Ma nell’era dei bilanci in rosso a causa delle spese sempre più folli e del Covid, acquistare a parametro zero è diventato sempre più necessario.

Cosa aspettarsi dal prossimo mercato? Colpi a parametro zero, ovvio

Un tempo erano la specialità del condor Adriano Galliani, che però a zero spesso doveva accontentarsi di grandi giocatori a fine corsa o di onesti mestieranti arrivati grazie alle amicizie con gli agenti. Oggi, invece a zero si muovono grandissimi calciatori.

Già con un anno di anticipo, infatti, si è aperta quella che ha l’aria di essere la più grande telenovela di mercato della stagione: l’affaire Mbappé. Il giovane francese ha annunciato in estate la sua intenzione di non voler rinnovare con il PSG e di voler vestire la maglia del Real Madrid. Da lì è partita una vera guerra mediatica. Leonardo si è scagliato contro il Real, reo di essere uscito allo scoperto troppo presto complicando la comunicazione e la gestione del caso ai parigini:

“Sono due anni che il Real Madrid parla pubblicamente di Kylian Mbappè, e questo per me è da sanzionare perché è una mancanza di rispetto”

Mancano 8 mesi a giugno, ma già spopolano le immagini di Mbappè con la camiseta blanca

Stanno scuotendo il mercato con largo anticipo anche le decisioni di Belotti, Zakaria, Kessié e Pogba. La vicenda legata al capitano del è esplosa quando il presidente Cairo ha annunciato la volontà del numero 9 azzurro di non rinnovare il contratto che lo lega al Toro e su di lui sono piombate subito le attenzioni di stampa, tifosi e squadre interessate ad accaparrarselo gratis. Sta vivendo una situazione quasi identica un altro bomber del nostro campionato: Dusan Vlahovic. L’attaccante serbo ha rifiutato quello che, per bocca di Commisso, sarebbe stato l’accordo più oneroso della storia viola ed è ora pronto ad ascoltare le offerte che arrivano da tutta Europa. Il suo contratto, però, scadrà el 2021 e questo permetterà alla Fiorentina di racimolare qualcosa dalla sua cessione.

Simile anche la situazione di Zakaria, centrocampista del Gladbach su cui è rivolto l’attenzione della Roma per gennaio, con un pagamento irrisorio dato il valore, o giugno. Ma sono altri i centrocampisti che terranno banco sul mercato degli svincolati del 2022. Calciatori del calibro di Pogba o Kessié giocano a nascondino da mesi, lasciando trapelare a volte un sì, altre volte un no in risposta alle proposte delle rispettive società nel tentativo di sedersi intanto su più tavoli possibili e di rialzarsi con l’intera posta in gioco.

I tifosi, intanto, reagiscono arrabbiati. Le dirigenze provano a sopravvivere cercando di comprare a poco o a zero e di vendere al massimo possibile, scongiurando la paura di perdere i propri pezzi pregiati per nulla in cambio. Assistono sornioni agenti, diretti interessati e famiglie, provando a fare il proprio gioco.

Che futuro aspettarsi?

Questa tendenza, sempre più marcata del mercato ha agitato non pochi dubbi ai piani alti del calcio. Quello che si vuole scongiurare è che tutti questi soldi non escano dal calcio per rifocillare le casse di fondi di investimento che sfruttano il futuro dei calciatori per i propri tornaconti. Ma anche che le società perdano il completo controllo dei cartellini dei propri tesserati.

Si ponga il caso di un settore giovanile. Per moltissime società che producono calciatori sono fonte essenziale di sostentamento. Grazie ai propri vivai molte società che operano bene nel settore possono schierare calciatori senza cercarli sul mercato o vendere quelli formati nelle academy così da investire gli utili nella prima squadra. Molti dei prospetti migliori vengono avvicinati da grandi agenzie di comunicazione e da importanti procuratori già giovanissimi e si ritrovano spesso a fare il loro gioco e a spostarsi moltissimo già da giovanissimi, interrompendo la loro formazione e crescita in nome delle commissioni degli agenti. Più volte questi ragazzi vengono messi in guardia dai presidenti che sostengono sempre che questi intermediari non fanno mai davvero gli interessi dei calciatori, ma solo i propri; salvo poi spesso affidarsi proprio a questi intermediari per comprare sul mercato.

Ad oggi conta più provenire dalla “scuderia Raiola” che da una primavera importante e il rischio concreto è che i rapporti tra procuratori e dirigenti sportivi possa venire prima della qualità. Cosa che inficerebbe prima lo spettacolo, e poi, di conseguenza la salute economica del movimento.

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