Genio E Sregolatezza

A cura di Arcangelo Cutolo

17 Gen, 2022

L’ennesimo momento controverso per Djokovic

Il tennista serbo ha perso il ricorso contro la cancellazione del suo visto per restare in Australia e domenica è stato espulso dal paese. Significa che non giocherà gli Australian Open, uno dei tornei di tennis più importanti del mondo, che comincerà domani e che ha vinto otto volte negli ultimi 11 anni. Una perdita enorme per la competizione e per gli amanti del tennis.

Cos`è successo?

L`esenzione medica e la situazione in Australia

Il 4 Gennaio, Djokovic ha pubblicato una foto sorridente sul proprio profilo Instagram, valigie e attrezzatura pronta per prendere il volo per Melbourne. Nel post annunciava di aver ricevuto un’esenzione medica che gli permetterà di partecipare al torneo. Quando mesi fa, Tennis Australia aveva annunciato il divieto per i non vaccinati di prendere parte al primo torneo Slam della stagione senza prima un isolamento di 15 giorni. I tennisti senza vaccino, dunque, avrebbero dovuto seguire il protocollo medico già previsto nella scorsa edizione del torneo.

Condizioni estreme che Djokovic aveva accettato con grande riluttanza. Il giocatore serbo aveva messo in dubbio la sua partecipazione: «Trovo terrificante che la società ti giudichi in base a un vaccino. Non voglio partecipare a una guerra che stanno fomentando i media. Pertanto non rivelerò se sono vaccinato o meno.»

In Australia, fra il 2020 e il 2021, c’è stato il lockdown più lungo della storia (durato 262 giorni) . Mentre l’edizione 2021 si è svolta all’interno di uno scenario da quasi zero casi registrati, oggi il paese è al picco storico. Il primo gennaio sono stati accertati più di 35mila nuovi casi. Il sistema sanitario è in difficoltà e da qualche settimana il governo ha limitato la disponibilità di tamponi gratuiti. Nello stato di Victoria una persona su cinque risulta positiva ai test. Grazie anche al buon tasso di vaccinazioni (circa il 79% con ciclo completo), però, le ospedalizzazioni e i decessi rimangono contenuti.

Post annuncio di Djokovic.

Stato di fermo

Tuttavia, nonostante l`esenzione, il 5 gennaio, una volta arrivato a Melbourne, è stato fermato dalla polizia e messo in stato di fermo. Dopo essere stato trattenuto per circa otto ore all’arrivo, a Djokovic viene negato l’ingresso nel Paese e il suo visto viene cancellato. Viene mandato al Park Hotel, albergo in cui risiedono rifugiati politici e richiedenti asilo, dove rimane per quattro notti. L’Australian Border Force afferma che Djokovic non ha soddisfatto i requisiti di ingresso. 

Dal dicembre del 2020, la guardia di frontiera australiana utilizza l’hotel per ospitare un gruppo di migranti e richiedenti asilo, che per ragioni sanitarie non può essere sistemato nelle isole oceaniche.

Anche all’interno del Park Hotel le condizioni sono simili: i richiedenti non possono uscire dalla propria stanza se non per l’ora d’aria , ricevono scarsissime attenzioni e non hanno alcuna prospettiva di uscire a breve.

Fin dal 2012, il governo australiano confina migranti e richiedenti asilo soccorsi in mare su isole appartenenti ad altri paesi, in modo da dissuadere altri migranti dal cercare di raggiungere l’Australia. È una politica molto contestata , perché di fatto prevede il respingimento di tutte le persone che provano a raggiungere illegalmente l’Australia.

I genitori di Novak, per tutelare il figlio, si sono lamentanti via social delle condizioni dell`albergo , scatenando di fatto una vera e propria rivolta fuori all`Hotel stesso. Infatti, centinaia di sostenitori di Djokovic, no vax, ma anche oppositori della politica immigratoria australiana si sono riuniti per protestare.

Protesta fuori l`Hotel Park.

Processi e ricorsi

L`11 gennaio, nel giorno della sua deposizione in tribunale, Djokovic presenta una dichiarazione giurata in cui afferma di non essere vaccinato contro il COVID-19. Il giudice del tribunale del circuito federale Anthony Kelly ripristina il visto di Djokovic, dichiarando che al giocatore non è stato concesso abbastanza tempo per parlare con i suoi avvocati prima che la decisione di negargli l’ingresso fosse presa in aeroporto. Kelly ordina al governo di rilasciare Djokovic dalla detenzione, scatenando la festa dei suoi tifosi. Ore dopo, Djokovic si allena al Melbourne Park.

Nel frattempo , mentre si allena nell’attesa di capire se potrà partecipare agli Australian Open, primo Slam della stagione, emergono nuovi dettagli attorno al caso. L’Australian Border Force indaga in merito a un possibile falsa dichiarazione di viaggio fornita dal campione.

Ma il governo australiano non molla. Il numero uno del ranking Atp infatti ha dichiarato di non aver viaggiato nei 14 giorni precedenti al suo arrivo in Australia. Tramite i social del campione serbo emerge però come il giorno di Natale fosse a Belgrado, successivamente è volato a Melbourne partendo dalla Spagna. In un video si vede il tennista a Marbella. Il modulo fornito da Djokovic è accompagnato da una avvertenza che sottolinea come fornire informazioni false costituisce un “reato grave”, punibile anche con sanzioni civili.

Dichiarazione di viaggio di Djokovic.

Australia Travel Declaration

Il 12 gennaio, con il suo status ancora incerto, Djokovic viene ammesso come testa di serie n. 1 nel tabellone maschile agli Australian Open. Con un lungo post su Instagram, ricostruisce i giorni della positività e ammette errori nei protocolli:

Nella parte relativa ai suoi recenti viaggi, è stato infatti dichiarato che Djokovic non aveva viaggiato nei 14 giorni precedenti il suo arrivo in Australia; in realtà, in quelle due settimane l’atleta è stato visto in Spagna e in Serbia. «Il mio agente si scusa in modo sincero per l’errore amministrativo nel segnare la casella sbagliata: è stato un errore umano e di certo non deliberato», ha scritto Nole, aggiungendo che il suo team ha «fornito informazioni aggiuntive al governo australiano per chiarire la questione».

Il 14 gennaio, il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke annulla il visto di Novak Djokovic. “Oggi ho esercitato il mio potere ai sensi della sezione 133C (3) della legge sulla migrazione per annullare il visto detenuto dal sig. Novak Djokovic per motivi di salute e buon ordine, sulla base del fatto che ciò era nell’interesse pubblico. Nel prendere questa decisione, ho considerato attentamente le informazioni fornitemi dal Dipartimento degli affari interni, dall’Australian Border Force e dal signor Djokovic”.

La decisione finale

Il 15 gennaio, Novak Djokovic impugna la decisione di revoca del visto decisa dal Governo australiano. E’ stato prima sentito dai funzionari dell’immigrazione per poi tornare nuovamente in stato di fermo al Park Hotel di Melbourne, dove passerà un’altra notte.

Il 16 gennaio, alle 7.45 ora italiana la Corte Federale respinge all’unanimità l’appello di Djokovic contro la cancellazione del visto. Confermata dunque l’espulsione, dovrà lasciare l’Australia e non potrà partecipare alla prima prova dello Slam 2022.

Il tennista, non vaccinato, ha perso la battaglia per evitare di essere buttato fuori dal paese . I giudici della Corte federale hanno respinto all’unanimità il suo appello a rimanere nel Paese per difendere il titolo all’Australian Open.

In un comunicato, l`ATP sottolinea:

“L’espulsione di Djokovic dall’Australia mette fine a una serie di eventi profondamente deplorevoli, le decisioni dei tribunali in materia di salute pubblica devono essere rispettate. L’assenza (di Djokovic) agli Australian Open è una sconfitta per il tennis“.

Le parole di Novak

“Sono estremamente deluso dalla sentenza della Corte che ha respinto la mia richiesta di riesame giudiziario della decisione del Ministro di annullare il mio visto, il che significa che non posso rimanere in Australia e partecipare agli Australian Open. Ora mi prenderò un po’ di tempo per riposarmi e riprendermi, prima di fare ulteriori commenti su questo. Rispetto la sentenza della Corte e – si legge in una nota – collaborerò con le autorità competenti in relazione alla mia partenza dal Paese“.

“Sono a disagio che l’attenzione delle ultime settimane sia stata su di me e spero che ora possiamo concentrarci tutti sul gioco e sul torneo che amo – aggiunge – vorrei augurare ai giocatori, ai funzionari del torneo, allo staff, ai volontari e ai fan tutto il meglio. Infine, vorrei ringraziare la mia famiglia, i miei amici, la mia squadra, i tifosi e i miei compagni serbi per il continuo supporto. Siete stati tutti una grande fonte di forza per me”. 

Sarà un tennista italiano Salvatore Caruso, 29 anni, di Avola (Siracusa) a giocare al primo turno degli Australian Open al posto di Djokovic. Caruso, dunque è il cosiddetto ‘lucky loser’ cioè è stato ripescato dall’Atp per giocare al primo turno della competizione mentre il tennista serbo, numero 1 al mondo, dovrà lasciare l’Australia e non può partecipare agli Open al via domani.

Le eccezioni

Vale la pena specificare che Djokovic non ha, nei fatti, violato le regole( c`è stata la violazione quando ha dichiarato il falso sui documenti ), visto che l’esenzione medica è prevista dal regolamento. L’esenzione è stata concessa, per esempio, verosimilmente anche ai tennisti russi o est-europei vaccinati con Sputnik, un vaccino non riconosciuto dalle autorità .

La TGA riconosce come vaccini validi AstraZeneca, Janssen, Johnson & Johnson, Moderna e Pfizer. Ma si può viaggiare anche con Sinovac, Sinopharm China e Bharat Biotech. Tennis Australia ha specificato che non si occupa di prendere decisioni sulle eventuali esenzioni, e ha rimesso tutto in mano all’autorità governativa dello stato di Victoria. Nel suo comunicato ufficiale il governo di Victoria ha sottolineato l’indipendenza e il rigore del processo decisionale che porta a concedere l’esenzione.

Un sistema sfacciatamente piramidale

La ATP, il principale circuito mondiale di tennis maschile, è sostanzialmente un’organizzazione sindacale controllata in buona parte dai tennisti stessi. Nell’universo della ATP successi sportivi e potere politico sono abbastanza proporzionati. Rafael Nadal e Roger Federer, le due “galline dalle uova d’oro” del tennis (definizione di John McEnroe), sono una presenza fissa del concilio dei giocatori, e mantengono un potere immenso nonostante siano sportivamente sempre più defilati.

Un esempio: la ATP ha sfruttato la pausa per il Covid-19 per modificare il funzionamento del ranking e ammorbidire così il rientro di Roger Federer alle competizioni. Nessun giocatore ha protestato, perché tutti riconoscono l’importanza di Federer per il movimento. I tornei dello Slam sgomitano per assicurarsi la presenza dei migliori giocatori, gli assicurano contratti remunerativi, gli garantiscono i migliori orari e i migliori campi durante gli eventi. Un meccanismo sofferto anche da Djokovic negli anni passati, quando l’organizzazione di Melbourne riservava a Roger Federer gli orari più freschi in cui giocare.

Tutto lo sport contemporaneo è piramidale, ma nessuno lo è tanto sfacciatamente quanto il tennis. L’esenzione per Djokovic sembra un’altra manifestazione sgargiante di questa struttura di privilegio. Al contempo, rappresenta solo l’ultimo capitolo della saga di Novak Djokovic contro il Covid.

Le idee controverse di Novak

Le posizioni di Djokovic sul vaccino sono risapute, ma comunque equivoche. Cominciamo col dire che fino all’esenzione non sapevamo se Djokovic fosse vaccinato o meno, visto che ha sempre rifiutato di divulgare quest’informazione. L’altra cosa che dobbiamo dire è che Djokovic non è formalmente contrario al vaccino.

In un’intervista ci ha tenuto a specificare la sua posizione: « Il mio problema con i vaccini è solo se qualcuno mi costringe a mettere qualcosa del mio corpo che io non voglio. Per me questo è inaccettabile». Djokovic crede che questo vaccino sia stato poco sperimentato e non se ne conoscono ancora tutti gli effetti collaterali. Non rifiuta l’idea del vaccino in sé, ma non vuole farselo e soprattutto non vuole che gli venga imposto l’obbligo di farselo per viaggiare, giocare i tornei e, in sostanza, praticare la sua professione.

Medicina alternativa e 5G

Djokovic è un noto appassionato di teorie olistiche e durante il lockdown si è preso tutto il tempo per divulgarle, con strampalate dirette Instagram intitolate “The Self-Mastery Project”. Una serie a puntate in cui Djokovic discuteva di salute, fenomenologia e paradigmi esistenziali con Chervin Jafarieh, una specie di guru della medicina alternativa. Fra le varie cose incredibili dette, la più discussa è stata quella secondo cui saremmo in grado di modificare le molecole dell’acqua attraverso il pensiero.

Qualche mese fa era comparso sul profilo Instagram della moglie un video in cui si suggeriva una relazione tra la diffusione del Covid-19 e il 5G (video successivamente rimosso). Tutto ciò per dire che Novak non è un semplice novax, la sua visione va contestualizzata, analizzata e capita.

Patriottismo di Djokovic

Djokovic è diventato un simbolo patriottico, in un Paese che non si è ancora del tutto ripreso dalla profonda crisi d’identità degli anni Novanta e delle guerre etniche nei Balcani.

Il grande equivoco della Serbia contemporanea, infatti, è proprio nel suo rapporto con quel periodo e con i crimini di cui, spesso, i militari serbi sono stati accusati a livello internazionale. Dal 2014, la Serbia è governata da esponenti del Partito Progressista, una formazione politica nazionalista e conservatrice – molto vicino al partito Russia Unita di Vladimir Putin – che nelle ultime due tornate elettorali ha conquistato da sola oltre il 48% dei voti.

Simbolo della serbia

La Serbia di oggi è un Paese di destra, con una base profondamente nazionalista, in cui la politica fa leva sul sentimento identitario ogni volta che può. In assenza di altri simboli, il campione di tennis numero uno al mondo è un facile alfiere di questi valori. Anche perché lui stesso ha dimostrato di poter e voler ricoprire questo ruolo.

Djokovic non parla frequentemente di politica, anzi a maggio aveva detto di volerne restare fuori. Ma molto spesso le sue dichiarazioni extra-sportive hanno fatto discutere, come ad esempio le sue bizzarre teorie new age sulla possibilità di purificare cibo e acqua tossici grazie «alla preghiera e al potere della gratitudine». E non dovrebbe stupire più di tanto che, per questa sua sensibilità scientifica, si rifiuti di vaccinarsi contro il Covid-19.

Un’altra cosa significativa che ha detto il genitore – no, non il paragone tra suo figlio e Gesù – è che lo stop alla frontiera australiana è un’aggressione alla nazione stessa, perché «Novak è la Serbia e la Serbia è Novak». Probabilmente solo un’altra frase fanatica, dettata da un momento di grande tensione, ma che ribadisce nella maniera più chiara possibile l’identificazione reciproca tra il Paese e lo sportivo. In questo, Novak Djokovic conferma una volta di più di essere l’incarnazione stessa della Serbia, nel bene e nel male.

Il peggior nemico di se stesso

Le imitazioni hanno funzionato il tempo di farsi notare, strappare qualche sorriso in tribuna, stop. Poi un gigante del tennis non ancora ufficialmente in pensione ha preso da parte Djokovic nello spogliatoio: un bel gioco dura poco, ragazzo, il tuo è arrivato al capolinea. Fine delle imitazioni.

E a quel punto, l’ex bambino serbo cresciuto giocando a tennis sul fondo di una piscina vuota di Belgrado sotto i bombardamenti della Nato, si è aggrappato al suo talento migliore, la resilienza applicata al tennis, per fare strada. Possibilmente controcorrente: vedi la finale di Wimbledon 2019, vinta risalendo il flusso dell’amore cieco e incondizionato per Roger Federer, addirittura annullandogli due match point.

Ma anche lì, al centro della sua nicchia ecologica, padrone del suo habitat, non sono mancati gli incidenti di percorso. Al netto della quota di tifosi di Federer e Nadal che ancora oggi non gli perdonano di essersi intromesso, lui terzo brillantissimo incomodo, nella rivalità sportiva del millennio. A lungo Djokovic ha avuto nel circuito la fama di quello che enfatizzava gli infortuni, chiamando medical time out per spezzare l’inerzia all’avversario (un po’ quello che Stefanos Tsitsipas è stato accusato di fare con la «sosta pipì»).

L’ultima enorme controversia che ha coinvolto e travolto Novak Djokovic prima di questo orribile — e controproducente per tutti — pasticcio con la dogana di Melbourne era stato il cartellino rosso all’US Open 2020: una pallata lanciata con stizza, senza guardarsi alle spalle, durante un match dei sedicesimi di finale con Carreno Busta, aveva colpito la giudice di linea alla gola. Squalifica immediata

Generoso e arrogante, talentuoso ed egocentrico, adorabile e antipaticissimo, resiliente e friabile, tutto e niente, senza vie di mezzo. Si crede Dio in terra e invece è molto (forse troppo, per lui, da accettare) umano.

Djokovic in lacrime dopo avere fallito il Golden Slam.

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