L’affare Superlega: storia della coppa finita prima di iniziare

A cura di Giovanni Ammaturo

20 Apr, 2021

Come una bomba, a mezzanotte del 19 aprile 2021, è scoppiata una notizia che ha destabilizzato l’intero movimento calcistico internazionale. Con una nota apparsa su un sito appositamente lanciato per l’occasione 12 club europei hanno deciso di unirsi in una nuova competizione: la Superlega.

Cos’è la Superlega

L’idea è quella di un torneo continentale più o meno “chiuso”. Con 12 club fondatori permanenti, attualmente si cercano altri tre soci permanenti, e criteri di accesso da definirsi per le restanti 5 squadre da coinvolgere. Un torneo che prende spunto dal famoso “modello NBA“. Fondato sulla partecipazione di franchigie fisse che possono contare su un sistema esclusivo ma stabile ed egualitario che assicura alti profitti e, di conseguenza, alto livello di professionalità. Quindi di competizione e di qualità.

I club fondatori (tra quelli che hanno il maggiore successo economico mondiale) hanno così pensato di unirsi in una competizione che potesse assicurare un giro d’affari superiore all’attuale Champions League che, come dichiarato dal presidente del Real Madrid Florentino Perez: “non assicura abbastanza guadagni perché pone avversari modesti nei primi turni”. Il numero uno merengues si è reso anche protagonista di un’intervista, nella quale ha sostenuto che “Il calcio deve evolversi. La pandemia ha accelerato il processo e siamo tutti rovinati. La Champions ha perso interesse”.

Florentino Perez sorride alla sede UEFA. O forse sghignazza?

L’obiettivo per niente nascosto, quindi, è quello di generare profitti più ampi derivabili dalla cessione dei diritti televisivi di partita di gran lunga più accattivanti di quelle attuali. Si parlerebbe, infatti, di un campionato dove si potrà assistere ogni mercoledì a un Real-United o Juve-Barcellona e così via. Uno spettacolo certamente vendibile ad ogni latitudine del globo e che genererebbe un giro di soldi mai visto prima nel calcio: fino a 350 milioni per club per la sola partecipazione. A immettere denaro fresco i questa competizione la banca statunitense JP Morgan. Gli americani sono pronti a investire fino a 6 miliardi di euro per far partire uno dei progetti più ambiziosi e insieme divisivi della storia dello sport.

Come si giocherà la Superlega

Questa “fuga in avanti” di pochi club che fanno parte della cosiddetta élite del calcio non è altro che l’esasperazione di un modello economico e sportivo che affonda le radici nei decenni scorsi e che ha visto sempre più il potere scivolare nelle mani di pochi, e con esso i successi. I 12 team fondatori, infatti, Juventus, Milan, Inter, Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Liverpool, Manchester United, Manchester City, Arsenal, Chelsea e Tottenham sono le squadre che hanno conquistato gli ultimi 19 campionati in Italia, gli ultimi 16 in Spagna, e tutte le edizioni della moderna Premier League dal 1992 ad oggi (con sole due eccezioni: Blackburn nel 1995 e Leicester nel 2016). Cos’hanno in comune queste squadre a parte il blasone? Una situazione economica rovinosa, peggiorata dall’annus horribilis per i bilanci dovuto alla situazione Covid.

Coi 12 fondatori che avranno posti garantiti permanenti, gareggeranno squadre che dovranno probabilmente guadagnarsi le loro candidature annuali attraverso i loro percorsi nelle altre competizioni. Solo un’immediata resa economica e sportiva garantirebbe loro la conferma nella Superlega. I fondatori hanno anche già pensato al format. Le 20 squadre saranno divise in due gruppi da 10 e le prime quattro dei due gruppi avranno accesso ai quarti di finale. Da lì la competizione procederebbe con il sistema della Champions fino ad approdare alla classica finale in gara secca da disputarsi su campo neutro.

Reazioni a caldo

Come prevedibile, è bastato un solo comunicato a sollevare il putiferio e la fuga di notizie ha cominciato a infiammare tutti i media internazionali. Fanno sul serio? Chi parteciperà? Come si regoleranno? Che impatto avrà sul calcio?

All’indomani del comunicato Bayern Monaco e Borussia Dortmund, le due società al vertice del calcio tedesco, hanno affermato con forza di opporsi alla Super Lega, vista come lo strumento di pochi per imporre il dominio su tanti. Le ragioni che potrebbero spiegare questa presa di posizione potrebbero essere la base “sociale” che ancora conservano le società tedesche, che affidano una grossa fetta delle loro azioni ai tifosi e il percorso economico virtuoso che le ha portate ad avere un bilancio attivo anche in un anno drammatico come il 2020.

Un grido di guerra che ha coinvolto un po’ tutte le parti in causa. Contro la Superlega si sono espressi i governi di tutta Europa, la Uefa, la Fifa, la quasi totalità dei club che compongono i principali campionati, le federazioni di tutti i paesi, e, non ultimi, calciatori, dirigenti e allenatori. Tutti contro pochi. Ma quei pochi sono più ricchi e potenti.

“Se il successo è garantito, non si parla di sport.” Provate a dargli torto

Come Guardiola, anche altri uomini “di campo” hanno detto la loro. Da Klopp a Bielsa, da Bruno Fernandes a Ander Herrera passando per De Zerbi. il quale ha dichiarato di andare contro voglia a giocare a San Siro contro il Milan.

Ma gli attacchi più duri sono arrivati da UEFA e FIFA. I due organi principali del calcio internazionale si sono definiti stupiti da questo attacco “cinico”. Secondo loro questa mossa fa gli interessi di pochi, e hanno loro diretto l’accusa di voler portare via il calcio alla gente. Una dichiarazione certamente populista e a tratti ipocrita ma che conserva delle ragioni di fondo. Secondo la Federazione europea del calcio, infatti, la Superlega avrebbe l’obiettivo di eliminare la meritocrazia nel calcio, portando a raggiungere i migliori risultati solo a poche squadre, tra l’altro, sempre le stesse, che vedrebbero così praticamente azzerate le loro possibilità di fallire. É stato così il presidente UEFA Ceferin a scagliare l’attacco più forte:

«La Uefa e il mondo del calcio sono uniti contro questa proposta orribile che è stata portata avanti da pochi club europei che seguono soltanto idea dell’avidità. Il mondo del calcio unito, governi uniti, tutti uniti contro questo progetto senza senso. I calciatori che parteciperanno alla Superlega non giocheranno né il Mondiale né in Europa. Non potranno rappresentare le squadre nazionali. Uefa distribuisce il 90% dei ricavi reinvestendoli nel calcio. Uefa non è solo una questione di soldi, la Superlega sì. Sono gli interessi di una dozzina, non vorrei chiamarli quella sporca dozzina. Il principio di base non può cambiare, la solidarietà è qualcosa di eterno. Ma per qualche persona la solidarietà non esiste, l’unica cosa che esiste è il denaro nelle loro tasche. Vorrei ringraziate tutta la famiglia del calcio, anche i club, tranne quei 12. E grazie ai governi. Questa idea è uno sputo sul viso di quelli che amano il calcio. Non lasceremo che ci portino via il calcio»

Pertanto UEFA e FIFA sono arrivate a dichiarare esclusi questi team dai prossimi tornei comunitari invitando anche le federazioni nazionali a fare lo stesso. La minaccia si è poi estesa anche ai calciatori ai quali è stato detto di rimanere esclusi dalle competizioni mondiali ed europee anche con le maglie delle nazionali, prima che una sentenza del Tribunale di Madrid di ieri diffidasse le federazioni dal farlo davvero.

I presidenti di FIFA e UEFA Infantino e Ceferin discutono tra loro.

Ceferin ha avuto poi modo di criticare anche Andrea Agnelli. Il numero uno della Juventus è praticamente insieme a Perez il secondo padre di questa competizione, ma il presidente UEFA non ha apprezzato non solo i gesti, ma anche i modi con cui la decisione è arrivata:

“Ho parlato con lui sabato. Sono stato avvocato di criminali di guerra per anni, ma non ho mai visto niente di simile. Mai visto un tale bugiardo seriale mentire così insistemente. Sabato alle 15:00, mi ha detto che quelle della SuperLega erano semplici voci, che non c’era nulla. Ha detto che mi avrebbe richiamato e poi ha spento il telefono”

Ad aggiungere pepe alla faccenda c’è poi il rapporto tra i due. Agnelli è infatti il padrino della figlia di Ceferin. Un particolare che in questa vicenda non è sfuggito a nessuno.

Il clamoroso colpo di scena

A seguito delle bollenti reazioni delle istituzioni e delle piazze, nella giornata di ieri, arriva la clamorosa ipotesi di dietrofront. Boris Johnson minaccia pesantissime penali e i tifosi affiggono striscioni di odio, delusione e addio alle proprie squadre.

Prima della partita del monday night di Premier il Leeds ha indossato questa maglia con scritto: “Uefa Champions League, guadagnatela”. E sul retro: “Il calcio è per i tifosi”

A Liverpool compaiono manifesti funebri che piangono la scomparsa del team. I calciatori reds condividono Instagram stories di rabbia e disapprovazione nei confronti della scelta della società e del calcio in generale. Sono passate meno di 48 ore dall’annuncio della Superlega e il mondo del calcio non ha tardato a far sentire la propria voce.

Nella serata di martedìk il giornalista della BBC Dan Roan twitta che il Chelsea ha avviato la documentazione per uscire dalla non ancora nata Superlega. La prima tessera del domino comincia così ad inclinarsi e via via minaccia di tirare con sé tutte le altre.

Nel giro di un’ora il vice presidente del Manchester United Ed Woodward lascia il club. Secondo alcuni era l’uomo che aveva in pugno i rapporti con JP Morgan ma il club fa sapere che l’addio era già preventivato. Il fermento oltremanica non si placa e nel giro di due giorni la Superlega rischia di finire prima ancora di essere cominciata. Ma la vera notizia arriva dopo.

Il Manchester City è il primo club a tirarsi ufficialmente indietro, nel giro di poche ore seguono Chelsea, Liverpool, United, Tottenham e Arsenal. Sul sito dei gunners compare addirittura un comunicato che recita: “Dopo aver ascoltato voi [i tifosi n.d.r.] e la più ampia comunità del calcio negli ultimi giorni, ci stiamo ritirando dalla Superlega. Abbiamo commesso un errore e ci scusiamo per questo.” Un’ammissione di colpevolezza enorme secondo alcuni, becero populismo per riconquistare il cuore dei tifosi secondo altri.

L’Arsenal si scusa con i propri tifosi

Mercoledì mattina sono passate solo 56 ore dalla nascita della competizione che avrebbe dovuto cambiare per sempre il calcio, ma la competizione, di fatto, non esiste già più. A seguito della sonora ritirata dei club inglesi, le tessere del domino cadono una dopo l’altra. Il Milan e l’Inter chiudono alla Superlega. L’Atletico Madrid segue a ruota lasciando solo Barcellona, Real e Juve nel putiferio. La Juventus registra un calo in borsa del 12,7% e si vocifera di un addio di Agnelli dalla presidenza.

La situazione è minuto dopo minuto in evoluzione e si corre il pericolo di essere di fronte al più grande bluff che la storia di questo gioco ricordi.

O forse la più grande vittoria della gente.

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