Le abdicazioni dei GOAT: Messi e Ronaldo vogliono vincere ancora

A cura di Leonardo Crimaldi

1 Set, 2021

2020 presenze, 1537 gol. 2 giocatori, i più Grandi. Nell’estate più pazza della storia del calciomercato, non potevano stare a guardare, dovevano essere (ancora una volta) i protagonisti. Messi e Ronaldo hanno scosso, incendiato, reso storico questo mese di agosto e, per la prima volta (o quasi), non per gesta sul rettangolo verde, bensì per i loro movimenti fuori questo. Due trasferimenti al dir poco surreali: Messi lascia (forzatamente) il suo regno a Barcellona per cercare di crearne un altro a Parigi insieme al suo amico Neymar e al suo “nemico” Ramos; Ronaldo abbandona la Juventus per tornare a casa, nella Manchester rossa, ritrovando il suo compagno Varane e, soprattutto, l’ambiente Red Devils che ha sempre amato. 2 trasferimenti diversi, praticamente opposti, d’altronde opposti come le due figure in questione, profili contrastanti, eternamente distanti ma perennemente connessi, la dura legge dei più Grandi. Alla fine, però, il loro fine è sempre stato lo stesso: vincere.

AFFARE MESSI

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A trentaquattro anni il fenomeno argentino conclude la parentesi blaugrana. I numeri, approssimativamente, li sapete: il miglior calciatore della storia di uno dei club più importanti di sempre. 21 anni con la stessa “camiceta”, 2 colori impressi nel DNA: blu e rosso, gli stessi che indosserà nella capitale francese. Destino. Destino è anche rincontrare il suo grande, grandissimo amico Neymar, partner nel tridente che ha fatto delirare qualsiasi appassionato di calcio, la MSN. Destino è anche rincontrare il suo “nemico”, acerrimo “nemico” dei clàsicos Sergio Ramos, tante battaglie combattute contro, infiniti duelli, ora, riuniti dal fato calcistico. Leo ha lasciato il suo regno forzatamente, le lacrime, anzi, il vero e proprio pianto nella conferenza stampa d’addio è solamente la cornice. La crisi che ha afflitto la società catalana e le imposizioni della Liga sono le cause della separazione, ma non solo. La pessima gestione finanziaria, ma prima di tutto organizzativa, dell’ex presidente Bartomeu ha messo il Barcellona in assoluto pericolo; i fondi economici e l’elezione del neo-presidente Laporta non sono bastati ha salvaguardare del tutto il club, quindi ha trattenere Messi. Inoltre, già la scorsa estate Leo aveva chiesto di cambiare aria, tramite quel burrascoso Burofax, poi, l’avvento di Koeman e intrighi non sciolti hanno fatto slittare l’addio a tre settimane fa. Certo, in un anno gli scenari sono cambiati, Leo non voleva più andarsene e il Barcellona ha fatto letteralmente di tutto pur di trattenerlo, ma questa volta la separazione è per cause esterne, non bastano le volontà delle parti, è addio. Leo Messi è stato e sarà per sempre il simbolo del Barcellona, una bandiera che ha dato tutto e anche di più al popolo blaugrana, ma ora con l’arrivo al Paris Saint Germain si è creato il perfetto palcoscenico per continuare a dar spettacolo e, magari, aggiungere alla sua già ricchissima bacheca qualche altro importante trofeo. Lionel Andrès Messi è la nuova stella polare della squadre più stellare che mai sia esistita: vincere suona come un obbligo, e Leo vuole vincere eccome.

AFFARE RONALDO

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Davvero il bilancio Ronaldo-Juve è così fallimentare come si dice? Il campione portoghese, in maglia bianconera, ha giocato 134 partite, ha segnato 101 volte (tredicesimo nella classifica marcatori all-time della storia juventina) e ha vinto 5 trofei (due scudetti, due Supercoppe italiane e una Coppa Italia). Inoltre, contestualizziamo i tre anni di Ronaldo alla Juve: il primo con Allegri, il secondo con Sarri (nell’anno più particolare di sempre, perché spezzato in due causa pandemia) e il terzo con l’esordiente Pirlo. In tre anni, tre allenatori diversi, tre squadre diverse, per giocatori al suo fianco e per sistema. Dall’altra parte della medaglia c’è il dichiarato obiettivo: la Champions League. La Juventus, nell’estate del 2018, ha investito milioni e milioni di euro per prelevare dal Real Madrid il fuoriclasse col 7 sulle spalle, facendo espressamente intendere che il salto di qualità sarebbe arrivato solamente con la conquista di quella tanto sognata coppa dalle grandi orecchie. Le coppe nazionali non bastavano più, il successo in patria era diventato praticamente scontato, la Juventus, con l’arrivo di Ronaldo, puntava alla Coppa dei Campioni, la stessa che il portoghese aveva già vinto 5 volte. E questo è stato l’unico “fallimento” dell’asse CR7-Juve, un’insuccesso che va equamente diviso; le eliminazioni contro Ajax, Lione e Porto sono state tutte molto cocenti. Un quarto di finale e due ottavi, persi tutti e tre contro club (sulla carta) inferiori. Tutto sommato e tutto contestualizzato l’avventura di Ronaldo alla Juve è meno fallimentare di quanto possa sembrare, certo, l’addio è stato grottesco, fra silenzi e smentite, sarebbe dovuto essere curato meglio, nel rispetto del giocatore, della società e, soprattutto, dell’ambiente Juve. CR7, ora, è tornato a casa, al Manchester United, nel suo tempio, Old Trafford il quale vorrà conquistarselo per la seconda volta, raggiungere quegli obiettivi che aveva già raggiunto alla sua prima esperienza, con la sua squadra e con la sua gente, Cristiano is back, Cristiano is home.

Insomma, i GOAT hanno abdicato, è tempo di creare nuovi regni, dinastie, vittorie. Dalla Spagna alla Francia e dall’Italia all’Inghilterra, coinvolti tutti i paesi (Germania a parte) che racchiudono i maggior campionati europei (Liga, Ligue1, Serie A e Premier League), un vero e proprio passaggio di testimone, si chiude un ciclo e se ne apre un altro, ma finché questi due fenomeni continueranno a giocare, il calcio non può che beneficiarne. Messi e Ronaldo hanno ancora fame, vogliono ancora vincere, e di questo, noi appassionati di grande calcio, possiamo solo esserne entusiasti.

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