Lorenzo Insigne: “Uno, nessuno e 100(mila)”

A cura di Felice Nappi

16 Feb, 2021

Uno, nessuno e centomila Insigne. O 100, come i gol segnati in maglia azzurra. Cento emozioni, altrettante espressioni. Cento volti diversi. Centomila Lorenzo diversi in questi anni in maglia Napoli, venuti su da un percorso di crescita importante e dal pensiero, frettoloso e talvolta balordo, di alcuni. Molti. Cento Insigne nella loro mente. E, di rimando, con dubbi annessi, in quella dello stesso ragazzo di Frattamaggiore.

“Chi sono io?”

“Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere”, nella mente di Lorenzo interrogativo importante, dubbio che si insinua alla prima critica, appena dopo un filtrante sbagliato, ad ogni tiro a giro tentato e spedito in curva: “Pensavo di essere altro, per gli altri”. Lorenzo come Vitangelo Moscarda, protagonista di “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello, e i suoi dubbi espressi nel piccolo mondo racchiuso in una stanza, una mattina, d’improvviso, davanti allo specchio. Un dubbio. Uno, nessuno, centomila Lorenzo.

“Se per gli altri non ero quel che finora avevo creduto d’essere per me, chi ero io?”, sembra il pensiero, il sentimento che si legge da tempo negli occhi del 24, tramutato in parola. La frase di Moscarda che potrebbe appartenere ad Insigne, senza dover necessariamente trasformarsi in uno dei personaggi pirandelliani. “Chi sono io?”: un capitano, un leader, un talento, una bandiera. O forse no? Il giudizio altrui a minarne crescita e ad insinuare dubbi e interrogativi, sensibilità ed emotività a fare il resto. Perché solo certe anime restano indifferenti a determinate dinamiche, originando slanci emotivi che tutto creano e distruggono. E tante sono le parole, urlate e sussurrate, celate e ben chiare sul volto – uno dei cento(mila) – negli occhi, nelle espressioni del viso e del corpo. In campo, fuori, nelle segrete e impenetrabili stanze azzurre. Ovunque.

Il 100° gol di Insigne in maglia azzurra (foto fonte: SSC Napoli, pagina Facebook ufficiale)

Osserva tutto, Insigne

“Parlo, parlo, dico sciocchezze, faccio lo svagato; ma non è vero, sai? Perché osservo tutto io, invece; osservo tutto!”, ed è quello il problema: osserva tutto Lorenzo, ascolta e registra, tiene dentro, accumula. Bomba ad orologeria pronta ad esplodere o implodere, determinando fortune e debacle azzurre. Gioie e dolori, ovazioni e critiche. Girotondo Napoli, in un turbinio infinito di “chi sono io” e “chi sono io per gli altri”. È uno Lorenzo. Nessuno per alcuni, cento per altri, come i suoi gol in maglia Napoli. Chi può saperlo. D’altronde, forse, nemmeno lui stesso: “Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso”.

Non poteva sapere che avrebbe esordito ragazzino – maglia larga e lunga fin quasi alle ginocchia – più di dieci anni fa con Mazzarri in panchina. Che avrebbe incontrato Foggia, Pescara e soprattutto Zeman sul suo percorso, a donargli identità, consapevolezza, crescita e tanti gol. Nemmeno che quella maglia numero 24, scelta nell’estate del 2012, sarebbe diventata seconda pelle e conferma d’amore. Il primo gol al Parma, l’esordio in Europa, i minuti in azzurro col fratello Roberto e un sogno realizzato che ricorda le mille partite nei vicoli di Frattamaggiore.

Insigne e la Coppa Italia (foto fonte: SSC Napoli, pagina Facebook ufficiale)

Il primo gol in Champions, al Dortmund, su punizione stampata all’incrocio; la prima da capitano contro la Lazio già nel 2014 e la Coppa Italia vinta contro la Fiorentina grazie alla sua doppietta. Il crociato rotto, la Supercoppa di Doha, la prima doppietta in Serie A, e poi ancora Sarri, il trio dei piccoletti con Mertens e Callejon, i gol del Bernabeu e del Camp Nou, uno scudetto sfiorato, la fascia di capitano diventata sua dopo l’addio di Marek. Diego. Infine Ancelotti, il buio, Gattuso, le delusioni e le lacrime degli ultimi tempi. I cento gol.

Uno, nessuno e centomila

Non poteva sapere nulla, Lorenzo, eppure è successo: centomila Insigne, in questi anni. Nessuno, spesso. Solo, da sempre. Volto allo specchio, gli interrogativi, gli stessi, qualche consapevolezza ormai salda nella mente e nell’animo. Qualcuna che tarda ad arrivare. Parole vuote da lasciare inascoltate, identità forte a soverchiare critiche, gesti, azioni deleterie per tutti. Sì, le parole: “Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci, non ci siamo intesi affatto”.

Non ti hanno compreso, Lorenzo. Non ancora. Pochi grammi di maglia azzurra a rappresentare un peso talvolta troppo grande da sostenere per chi di quella maglia è innamorato, per chi ama e magari non sa davvero come dimostrarlo. Centomila modi ci sarebbero. Centomila identità in una, Insigne, le sue e quelle che gli hanno attribuito. Per alcuni nessuna. Quando poi basterebbe essere – ed essere considerato – solo “uno”: Lorenzo.

Lorenzo Insigne: “Uno, nessuno e centomila”

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