Milan, è tempo di riconferma, l’asticella si è alzata

A cura di Leonardo Crimaldi

8 Set, 2021

Il Milan di Pioli ha iniziato la stagione come aveva concluso quella precedente: vincendo. Le prime due uscite stagionali dei rossoneri sono state più che positive: lo 0-1 al Marassi contro la Samp e il 4-1 rifilato al Cagliari a San Siro sono le prime dolci note suonate da un Milan che pare più esperto, compatto e consapevole. L’asticella, quasi automaticamente, si è alzata, perché oltre al campionato e alla Coppa Italia, il diavolo, quest’anno, torna nel suo habitat naturale: la Champions League. Grazie alla meravigliosa cavalcata dello scorso anno, l’AC Milan 7 volte campione d’Europa, torna a giocarsi la competizione più importante che ci sia, ritrovando quell’atmosfera entusiasmante di quelle bollenti notti, e già dalla fase ai gironi, ritrova anche quegli scontri incandescenti fra corazzate: Porto, Atletico Madrid e Liverpool, sì Liverpool, quale avversario migliore ci poteva essere per un caloroso bentornati fra i più grandi? Il Milan si deve riconfermare, sotto la guida (e cura) Pioli i rossoneri hanno trovato la quadra vincente, il perfetto finale di stagione 2020 e la stagione passata hanno fatto tornare Grande il Milan in Italia, quest’anno, dovrà cercare di far voce grossa anche in Europa, dove, per anni, ha dettato e ridettato legge.

LA SQUADRA

Le partenze a parametro zero di Donnarumma e Calhanoglu hanno stappato l’estate milanista. Il primo brindisi, sicuramente, non è stato piacevole, perché perdere uno dei miglior portieri al mondo e il trequartista che tanto ha illuminato durante la stagione è stato un duro colpo. La reazione, però, è stata impeccabile; la dirigenza rossonera ha sferrato colpi su colpi, rendendo il Milan protagonista di un mercato ricco ed estremamente convincente: i riscatti di Brahim Diaz, Tonali e Tomori, gli arrivi di Maignan, Giroud, Florenzi, Ballo-Toure, Messias, Pellegri, il ritorno di Bakayoko e l’affare Adli. Il Milan si è costruito sulle idee, sulle conferme e sulle scommesse, un’equilibrio di giovani e veterani, esperienza e gioventù, l’unica costante è il talento, e il Milan ne è pieno zeppo.

Pioli ha a disposizione un’11 titolare di grande rilievo e, a differenza dello scorso anno, le alternative sono maggiori e di diverse caratteristiche. In porta sarà fisso Maignan, che ha già dato importanti segnali, la coppia difensiva sarà imprescindibilmente Tomori-Kjaer, mentre ad agire sulla sinistra ci sarà ovviamente Theo. Per completare la linea a quattro verrà sempre presentato il ballottaggio Calabria/Florenzi, ora come ora il primo è in vantaggio sul secondo, ma non si esclude la possibilità che ci sarà una vera e propria alternanza di partita in partita. I due mediani saranno Kessie e Bennacer (Bakayoko e Tonali le loro rispettive alternative), a comporre la linea dietro la punta ci saranno presumibilmente Saelemaekers, Diaz e Leao (con Rebic e Messias pronti a giocarsi una maglia da titolare). Il finalizzatore, a meno di problemi fisici, rimarrà Zlatan Ibrahimovic. Il reparto offensivo è il vero “piacevole” intreccio che Pioli dovrà cercare di snodare; le ottime prestazioni di Giroud parlano per lui, è difficile vedere il francese come un’alternativa (covid permettendo), ma è altrettanto difficile la convivenza in campo contemporaneamente (non per non capacità, bensì per lo sforzo fisico) con il totem svedese. Anche qui, ci potrebbe essere una vera e propria alternanza, “Chi sta meglio gioca” si potrebbe dire, la qualità sicuramente c’è in entrambi i calciatori (e non poca). Non va comunque dimenticata o trascurata la presenza di Pietro Pellegri, un talento su cui il Milan ha investito e su cui Pioli punta, anche lui potrebbe rientrare nella girandola della punta.

GLI OBIETTIVI

La qualificazione per la imminente Champions League conquistata a Bergamo, sul campo della Dea, ha dato al Milan una consapevolezza incredibile: quella partita ha segnato la fine di un percorso e l’inizio di uno nuovo. La fine del percorso di ricostruzione, iniziato proprio in quello stadio, dopo lo storico 5-0 incassato dall’Atalanta di Gasperini. Il Milan è cresciuto, fra problemi interni ed esterni, in 18 mesi i rossoneri hanno cambiato faccia e lo 0-2 a quella stessa (o quasi) Atalanta ne è la riconferma. E quella partita è l’inizio di un altro percorso, il passo successivo, la conferma; è il ritorno in Champions League ed è la voglia di continuare a far bene in campionato, puntando alla riqualificazione nella competizione delle competizioni e, magari, a qualcosa di più, allo scudetto, a spodestare i cugini dal trono d’Italia. L’entusiasmo, in Casa Milan, non manca, gli obiettivi sono chiari a tutti: una progressiva crescita. I tifosi che tornano a San Siro è un fattore da non sottovalutare, davanti al popolo rossonero, i calciatori si sentiranno ancor più in dovere di spingere, di vincere e di regalare un sogno che l’ambiente Milan aspetta davvero da troppo tempo.

Il Milan è tornato grande. Una società che funziona, un’allenatore intelligente e una squadra equilibrata, basata sulle certezze, sui capi saldi (Kjaer, Theo, Kessie e Ibra), ma anche su scommesse, alcune parzialmente già vinte ed altre non ancora. L’asticella si è alzata, serve un’ulteriore passo in avanti, la riconferma su questi livelli, perché non c’è giocatore che tenga, il Milan è stato grande e sarà sempre grande, è nel DNA, il Diavolo è nell’Elite.

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