Terzini volanti: come è cambiato il ruolo nel tempo

A cura di Paolo Nunziata

28 Feb, 2021

Siamo sempre più abituati a vedere terzini a tutto campo. E il ruolo adesso sembra incidere di più sulle sorti delle grandi squadre.

Nell’epoca del tiki-taka e del gegenpressing, in cui tutti hanno scoperto il significato di marcatura preventiva. Nel tempo della discussione sull’utilità della costruzione dal basso, poche sono le cose, a mio modesto avviso, che sono cambiate davvero. Il ruolo del terzino, quello sì. In realtà questa evoluzione del ruolo è partita agli inizi degli anni 2000. Nella gran parte dei casi, prima del nuovo millennio la regola non scritta recitava così: dei due terzini uno spinge e l’altro sa difendere, nella migliore delle ipotesi. Uno dei grandi fondamenti del calcio, soprattutto in Italia, dove saper fare la fase difensiva non era ancora una cosa di cui vergognarsi.

Terzini moderni

La prima coppia di terzini volanti, o almeno la più famosa, è brasiliana ma indossava la maglia rossonera: Cafù e Serginho. Protagonisti delle annate vincenti del grande Milan targato Ancelotti, hanno letteralmente scavato dei solchi sulle fasce di San Siro, insieme, modificando un po’, ripeto, quelle che erano le abitudini. Ancelotti ha sfruttato al massimo queste due frecce, disegnando quel 4-3-2-1, il famoso albero di Natale, che valorizzava in pieno le loro sgroppate accentrando il gioco e cambi di campo e profondità sugli esterni.

Certo, quando hai Pirlo, Seedorf, Rui Costa, Kakà, è tutto più semplice. La palla arriva sempre dosata, pulita, apparecchiata. Ma la capacità di questi due grandi terzini di arrivare con continuità sul fondo e, soprattutto, di pescare in area di rigore i compagni con precisione, faceva la differenza. Anche perché di gente che atleticamente è capace di fare la fascia per 90 minuti, a quei livelli, ce n’è.

Poi, però, bisogna essere decisivi. In realtà dei due Serginho ha giocato meno, soprattutto a gara in corso, anche perché sulla fascia sinistra c’era Paolo Maldini, che cito soltanto stavolta, perché ci sarebbe bisogno di uno spazio a parte per parlare di quello che, probabilmente, è il terzino più forte e completo della storia.

Terzini contemporanei

Quella coppia brasiliana, però, ha rappresentato il cambiamento. Un cambiamento che ha portato a un dato abbastanza significativo. Le squadre che hanno dominato in Europa negli ultimi 10 anni hanno fondato le loro vittorie su coppie di terzini di spinta che hanno fatto la differenza. Dani Alves-Jordi Alba, Carvajal-Marcelo, Alexander Arnold-Robertson. Questi sono solo alcuni degli esempi, che servono a trarre una conclusione: in Europa non si vince senza due terzini fuori dall’ordinario.

A San Siro oggi giocano due grandi interpreti del ruolo, anche se con due maglie diverse. Hakimi e Thèo Hérnandez, tra l’altro entrambi provenienti dalla cantera del Real Madrid, non a caso sono tra gli artefici della definitiva rinascita delle milanisti. Due giocatori del genere oggi come oggi rappresentano senza ombra di dubbio un valore aggiunto per la serie A. Catalizzano il gioco su di essi. Vanno sul fondo, giocano nel campo, partecipano alla manovra. Abbiamo visto entrambi segnare accentrandosi e calciando in porta. Anche in sistemi di gioco diversi, sono simbolo dei tempi che cambiano. Nel calcio totale, del possesso palla e del tatticismo esasperato, due giocatori così lasciano un gap. Inter e Milan oggi occupano le prime due posizioni in classifica e se c’è una zona di campo in cui sono messe meglio di tutte altre, sapete qual è? Non abbiamo bisogno di rispondere.

Terzini futuristici

Se vi è capitato di vedere una partita del Manchester City quest’anno, non avete potuto evitare di notarlo. Nonostante nella grafica pre-match appaia al fianco del centrale di difesa, Joao Cancelo non può definirsi un semplice terzino. Destra o sinistra che sia, il portoghese sta dando un’interpretazione del ruolo totalmente innovativa. Gioca a tutto campo, lo si trova dappertutto.

In fase di impostazione si alza al fianco del centrale, per permettere agli esterni di attacco di allargarsi e di scombussolare il pressing avversario. Gioca palla e si allarga. Si muove, arriva al tiro con regolarità ed è decisivo nell’ultimo passaggio con numeri quasi imbarazzanti. E dietro tutto questo non poteva che esserci quel visionario di Pep Guardiola.

Aveva cambiato il modo di intendere il ruolo al Barcellona, con i terzini che giocavano in linea coi centrocampisti e che rappresentavano il primo baluardo per la transizione. Ci aveva provato con Delph o Zinchenko adattati come terzini sinistri, che gli permettevano di giocare a tre e mezzo come direbbe il buon Luciano Spalletti, che però doveva accontentarsi di Juan Jesus. Adesso con Cancelo, voluto fortemente e pagato profumatamente, ha trovato la pedina fondamentale per mettere in pratica le sue idee. Programmazione e chiarezza. Idee, ancora. E pensare che dicevano fossero milioni buttati quando l’anno scorso giocava poco.

Piccola menzione, anche per Joshua Kimmich, che ormai gioca in qualsiasi ruolo. Ah, l’anno scorso ha vinto tutto. Pep starà facendo gli scongiuri

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