Verso Italia-Spagna: come ci arrivano gli azzurri di Roberto Mancini

A cura di Leonardo Crimaldi

6 Ott, 2021

Nel giorno di vigilia di Italia-Spagna, il nostro commissario tecnico Roberto Mancini ha voluto spaziare su più fronti nella conferenza stampa, iniziando parlando dei giovani nella Serie A: “All’estero i ragazzi giovani giocano prima, gli danno più possibilità di sbagliare e poi dopo un paio d’anni si trovano con giocatori pronti. C’è un po’ di differenza con l’Italia, questo sì. I ragazzi giovani stanno facendo bene. Tonali per dire, sta facendo un grande campionato, ce ne sono altri che stanno giocando e sono in Under 21. Già che giochino e possono avere spazio è sicuramente buono, la speranza è che continuino a giocare”. Il mister continua ribadendo le importanti assenze in vista di un match così impegnativo: “Noi abbiamo un po’ di problemi, ci mancano i due centravanti dell’Europeo che per problemi sono a casa. Abbiamo Kean e Raspadori, e poi tanti giocatori offensivi. Vedremo quale sarà la soluzione migliore. Non so se Federico (Chiesa) può fare il centravanti, probabilmente nel tempo potrà anche farlo come accaduto col Chelsea. Noi abbiamo ruoli precisi, sappiamo dove può giocare meglio. Abbiamo Kean e Raspadori e poi c’è l’eventualità di Insigne , così come di Bernardeschi che l’hanno già fatto […]. Abbiamo sofferto in quella gara, era una semifinale e la Spagna ci mise in difficoltà sul possesso, lo fanno da 20 anni e su questo sono più avanti di noi. Dobbiamo migliorare questa situazione di gioco, essere più veloci ma Marco (Verratti) ha avuto problemi come gli altri. Noi dobbiamo migliorarci, abbiamo giocatori anche giovani che devono giocare gare importanti. Abbiamo 14 mesi e dobbiamo giocare sempre meglio, offensivi e bilanciati”. Infine, un punto sulla Nations League: “E’ una competizione importante. E’ chiaro che arriva dopo un campionato d’Europa e sembra siano due gare così, prepararla in così poco tempo non è nemmeno semplice ma sono due gare tra le quattro migliori d’Europa e vogliamo migliorarci, questo è certo”.

DAL RICORDO DI LUGLIO AD OGGI

Era il 6 luglio. Esattamente tre mesi fa. C’è chi era a casa, chi al pub, chi in piazza e chi addirittura a Wembley, ma una cosa era certa: tutti stavano guardando la partita, tutti stavano tifando per gli azzurri. Alle 23.30 circa, grazie a quel rigore di Jorginho, l’Italia si è unita in un grido, un grido liberatorio, entusiasta ed esausto, ma ancora incompleto (quello sarebbe stato pochi giorni dopo…). L’Italia aveva appena eliminato la Spagna di Luis Enrique ai calci di rigore ed era appena volata in finale, dopo una partita maledettamente sofferta. Italia-Spagna non è mai stata una partita banale e mai lo sarà; fratelli del Mediterraneo, simili in tutto ma non nel calcio: filosofie opposte, interpretazioni diverse. Il palleggio spagnolo contro la difesa italiana, la danza della “Roja” contrapposta al carattere degli azzurri. Italia contro Spagna. E come quella notte del 6 luglio, l’Italia del Mancio ha in testa un’altra finale, questa volta quella della neo-competizione della Nations League, raggiungerla sarebbe l’ennesimo capolavoro di una squadra, anzi, di un movimento calcistico come quello italiano guidato da un condottiero che ha letteralmente rivoluzionato il modo di fare calcio nel nostro paese, Roberto Mancini; un percorso che dura da tre anni, iniziato da 0, dalla non qualifica ai mondiali di Russia 2018, per poi arrivare a toccare il cielo grazie alla conquista dell’Europeo di questa estate: semplicemente Mancini, l’uomo che ha combinato tradizione con modernità, abbinando la tipica anima italiana con un calcio di dominio, offensivo e spettacolare. L’Italia vuole continuare a stupire, l’Italia vuole continuare a vincere.

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